Il nostro prossimo è tutto ciò che vive (Gandhi)

giovedì 20 settembre 2018

Il sorriso di Poldo






"Il sorriso di Poldo" di Laura Gorini

Sono seduta su questa panchina da un paio di minuti: l’aria fresca che sta per anticipare un autunno precoce mi scosta i capelli ribelli, rimasti fuori dalla mia coda di cavallo. Gli alberi imponenti innanzi a me mi donano un sentimento di pace. L’erba del prato è ancora bagnata: ha piovuto molto stanotte e i residui di pioggia si vedono ovunque, anche sulla panchina dove mi sono accomodata.
Oggi non ho voglia né di ascoltare musica né di leggere. Ho soltanto il desiderio di osservare in tutta tranquillità il paesaggio circostante: colline e campi mi sorridono sornioni da dietro i tetti bassi delle case.
C’è ancora poca gente qui: qualche anziano che passeggia, aiutandosi con un bastone, e qualche giovane uomo che porta a spasso il suo cane.
Ripenso a te: da quanto tempo non ti vedo? Due o tre mesi? O forse di più? Mi manca la tua camminata lenta ma sicura. Il tuo pelo bianco e morbido. I tuoi occhi azzurri, pieni d’amore e di vita.
Ti penso così intensamente che mi sembra di averti qui con me. Ti accarezzo la testolina e respiro a pieni polmoni l’ebrezza che mi procura il leggero profumo dei fiori di campo che mi circondano.
Chiudo gli occhi: è ancora estate e tu stai facendo la tua solita passeggiata con il tuo papà. Lui ti lascia libero qui al parco: sta al telefono a parlare con amici e conoscenti e tu cammini felice. Raggiungi la mia panchina e ti fermi: ci osserviamo per un istante che a me sembra infinito. E – forse – avrei tanto voluto che lo fosse davvero. Vedo nei tuoi occhi una dolcezza che mi rapisce il cuore, la mente e l’anima. Metti una zampa sul mio ginocchio e appoggi la tua testolina sull’altra gamba. Ti accarezzo e tu chiudi gli occhi. E poi accade: mi sorridi. Il tuo è un sorriso delicato, a fior di labbra, percepibile solo a me. Spalanchi i tuoi grandi occhi e io mi perdo nel loro azzurro limpido e cristallino. Sei bellissimo e io ti voglio già bene. Il tempo di altre carezze e poi il tuo padrone ti chiama: scopro così che ti chiami Poldo. Si avvicina a me: è un signore di mezza età, simpatico e socievole. Mi dice che sei ormai vecchio e che sei pieno di acciacchi, eppure a me mi sembri pieno di vita. Te ne vai e mi lasci con il cuore in tumulto.
Passano i giorni, le settimane e le stagioni: che fine hai fatto? Perché non ti ho più incontrato? Ti sei – forse – dimenticato di me, amico mio?
Mentre mi sto perdendo in questi tristi pensieri, apro gli occhi e scorgo da lontano una strana ma alquanto familiare figura: un cane dal pelo lungo che avanza piano e a fatica tra gli alberi. Un passo dietro l’altro, una zampa che si muove lenta dietro l’altra, e poi ti riconosco: sei tu, Poldo!
Non riesco a distogliere lo sguardo da te: vorrei correre verso di te, abbracciarti e stringerti forte al mio cuore. Quando dopo una decina di minuti che a me sono sembrati un’eternità, raggiungi la mia panchina, ti chiamo ma non mi rispondi. Non ti fermi e prosegui la tua passeggiata. I tuoi occhi li scorgo appena: sono stanchi e affaticati. Dove è finita la loro luce?
Sei lontano qualche metro da me e dalla mia solita panchina quando ti volti: mi guardi e mi sorridi. Allora mi hai riconosciuta!
Avverto in quel momento una morsa allo stomaco. Calde lacrime mi rigano il volto.
Sei diventato sordo e stai perdendo la vista ma il tuo cuore, amico mio, mi ha riconosciuta!
Muovi la coda, alzi la zampa per un istante: sembra che mi stai salutando.
E sorridi ancora e poi ancora. Noto stanchezza nel tuo muso. Mi alzo di scatto e ti raggiungo: tu rimani immobile ma come sono a un centimetro da te ti avvicini.
Sento il tuo pelo che mi solletica le dita e il viso. Ti tengo tra le braccia e ti sussurro: “Ti voglio bene”.
Percepisco il battito del tuo cuore farsi più veloce. Ora, anche per pochi istanti, posso sentire tutto il tuo amore. Mi scosto: sta arrivando il tuo padrone. Ti osservo: sorridi ancora ma ora hai gli occhi leggermente lucidi.
Te ne vai ma prima di dirigerti verso casa ti volti e mi sorridi: il nostro è un arrivederci e mai un addio.
Perché io, mio tenero amico, oggi, domani e sempre ti aspetterò su quella panchina.

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