Il nostro prossimo è tutto ciò che vive (Gandhi)

martedì 21 maggio 2019

Lettera di Guya, cane milanese

Lettera di Guya, cane milanese di Giulia R.

Mi chiamo Guya, sono una Golden Retriever e abito a Milano. Undici anni fa ho avuto la fortuna di incontrare due amici stupendi, Giulia e Mauri, che mi hanno accolto nella loro casa e accudito fin da subito con tanto amore. 

Guya

Sono un cane super fortunato ad avere loro come amici umani, ma un po’ meno fortunata con la salute; mi sono operata al legamento crociato, mi sono fatta male alla codina, mi hanno sistemato i gomiti e ogni tanto ho un po’ di mal di pancia. Sono una mangiona, come tutti quelli simili a me però i miei due amici mi hanno sempre dato cibo buonissimo e sempre controllato proprio per tenere a bada i miei problemini. Circa un mese fa sono stata malissimo, mi si è riempito il pancino di aria ed è pericolosissimo! Se si gonfia troppo e se non si riesce a fare uscire l’aria da una parte o dall’altra, rischiamo che ci si giri lo stomaco e a questo punto la faccenda diventa molto grave. Per fortuna, appena arrivata, una dottoressa mi ha portato in una stanza e puuuuf con un ago ha mandato via quell’aria fastidiosa. Non so perché mi capita, non si riesce a trovare una spiegazione sola. Forse sono predisposta e forse anche la pappa consigliata negli ultimi due anni non era corretta. Infatti sono un po’ magrina e forse mangiare solo pesce mi ha fatto diventare intollerante. Da quel giorno non sono stata bene per una settimana, fino a quando i miei due amici hanno deciso la cosa migliore per me, eseguire una gastroscopia ed effettuare un piccolo intervento chirurgico che si chiama gastropessi, ovvero mi hanno ancorato una parte dello stomaco alla parete addominale in modo tale da non rischiare più la torsione. Sono stata seguita, curata, coccolata alla Clinica San Siro di Milano dove ho trovato dei dottori veramente bravi che mi hanno trattato come una vera principessa dimostrandomi di tenere a me, anche se una dei tanti cani che purtroppo loro hanno in cura. Mi sono sentita protetta, ma soprattutto ho visto la mia amica Giulia più tranquilla perché mi sapeva in buone mani. Scrivo questa lettera facendomi aiutare proprio da lei perché per quanto io sia una cagnolina molto intelligente, non ho ancora imparato a scrivere! Voglio ringraziare di cuore tutto lo staff della Clinica San Siro e, in particolare, il dottor Cocci, la dottoressa Bernasconi, la dottoressa Perelli, il dottor Picelli e la dottoressa Orsini. Ovviamente anche tutti gli altri di cui però non ricordo il nome, ma se dovessi annusarli, li riconoscerei! Grazie di cuore per esservi presi cura di me e per aver tranquillizzato i miei due amici del cuore, Giulia e Mauri, ve ne sarò sempre grata! Siete un ospedale per animali davvero da far conoscere anche perché Milano si merita una clinica cosi, dei dottori bravi come voi.  E soprattutto tutti i proprietari devono sapere che esistete! Grazie Clinica San Siro.
Guya

domenica 19 maggio 2019

Arrivederci Buddy

Arrivederci Buddy. E grazie di tutto
di Alessandro Fasanaro
Autore del libro: “56 giorni a Parigi: un uomo una donna un cane” (in Amazon)  
Sei volato via stamattina, alle sei in punto, al suono delle campane in festa per il tuo trasloco in una stella.
Mio piccolo grande vichingo, hai voluto fare tutto da solo... Già, non sei mai stato un rompicoglioni. Mio amore biondo, grazie per avermi ricordato il valore della discrezione, grazie per avermi insegnato il piacere del sussurro... Già, non hai mai sopportato i toni alti, e quando lo dimenticavo mi fissavi interrogativo, come a volermi dire: "Babbo, che bisogno c'è di urlare? Nel bene e nel male il sussurro è più convincente, e anche più signorile... non siamo mica bestie".
Grazie Buddy, mi hai insegnato che la nobiltà d'animo ci rende più belli a noi stessi, e che il rigore e la disciplina a volte sono utili. Ricordi quella volta al distributore? Che risate! Eravamo in gita col nostro duetto giallo. Seduti davanti tu e io, e dietro tuo fratello Ciaky e mamma Cicci. Quando il benzinaio, ridendo mi ha detto che se non ti mettevi la cintura di sicurezza avremmo rischiato una multa, io l'ho ringraziato e rivolgendomi a te ho detto: «Buddy? Cintura!».
E tu, prontamente, ti sei sollevato sulle zampe posteriori e appoggiato di schiena al sedile, e io con fare distratto ti ho messo la cintura, quindi, ingranata la marcia siamo partiti. E nello specchietto retrovisore ho visto il benzinaio rimanere immobile, con la pompa in mano e la faccia stralunata.
Grazie biondo, grazie per avermi fatto tanto ridere... 


Ogni volta che mi guardavi con i tuoi occhi intelligenti, mi chiedevi per quale cavolo di motivo eri nato con le fattezze di un cane, pur avendo il ciuffo e il cervello di Einstein...
Grazie Buddy, perché questa mattina mi hai ricordato quanto sia bello piangere. Siamo stati guerrieri, ma anche i veri guerrieri piangono.

domenica 24 marzo 2019

Il mio cane mi ama la mia gatta mi odia




“Il mio cane mi ama la mia gatta mi odia” (… e altre storie), di Stefania Genovese, Edizioni Segno.

Recensione di Antonella Tomaselli.


Che titolo curioso, vero? La copertina è singolare: c’è la foto di Tommy, il Jack Russel “erborista”, e c’è la foto di Milù, gattina dalla personalità spiccata e sorprendente. Le foto sono inserite in due carte da gioco. Un re di cuori e una regina di picche. Facile indovinare che Tommy ha per cornice il re di cuori. A Milù resta la regina di picche. La gatta che “odia” è infatti proprio lei, l’indomabile dagli occhi color topazio.



Effettivamente leggendo il libro si scopre che la piccola un tantino difficile lo è. Per esempio, è sempre pronta ad assalire i polpacci di chi le capita a tiro con morsi e graffi. Però sporadicamente sa essere dolce. Sporadicamente. Stefania Genovese, l’autrice, ci riferisce che nel tempo è cambiata e la definisce, ora, una micia caparbiamente intelligente, ma amabile. Ci racconta anche che la piccola Milù ha le proprie ansie, dovute al suo passato turbolento: sta a chi la circonda cercare di capirla. Come in effetti è avvenuto e avviene.

In questo libro si trovano mille e più consigli preziosi per porsi al meglio nei confronti dei propri pet.
E mille e più spunti di riflessione, supportati da numerose e autorevoli citazioni di studiosi di etologia, per giungere a una maggiore consapevolezza.

È un libro che non dà sentenze, ma che indica le direzioni da prendere. Con l’amore e il rispetto che si devono ai nostri animali. Per garantire loro un benessere fisico e psicofisico. Cercando di non umanizzarli (anche se un pizzico di umanizzazione è accettabile e comprensibile. Però giusto un pizzico!).

Il libro spazia tra aneddoti che riguardano l’adorabile Tommy e la terribile Milù, ma nel percorso si possono incontrare tante altre storie interessanti e insolite, non solo di cani e gatti (anche se loro la fanno da padrone), pure di tanti altri animali, dall’asinello alla gracula.
Ogni storia veicola messaggi per trovare i giusti canali di contatto, di comunicazione.

Non facciamoci ingannare dal titolo del libro, Stefania Genovese è dichiaratamente gattofila e cinofila e pone con attenzione l’accento sul modo di essere unico di ogni animale.
Un libro da leggere e rileggere.

mercoledì 13 marzo 2019

Una pillola di poesia




“Una pillola di poesia”, di Susanna Barbaglia, (editoriale per Confidenze, 2015)


Fa freddo in questi giorni a Milano. Oggi ha piovuto a dirotto con l’aggiunta di una parentesi - nemmeno tanto breve - di grandine. Sono rientrata a casa fradicia, felice di potermi rilassare e mi sembra un sogno aver finalmente raggiunto il mio letto, il mio libro, i miei cani addormentati tutt’intorno. Devo essere caduta in un sonno catartico perché avverto come da un altro mondo il mugolare di Joy e mi ritrovo sveglia di colpo, con il libro ancora fra le mani e la luce accesa. La radiosveglia lampeggia le 2 e 27: che cos’avrà mai questo cane? Sono appannata e annaspo fra i pensieri più diversi senza decidermi a darmi una mossa. Starà male? Avrà sentito qualcuno alla porta? Ha fatto un brutto sogno? Accidenti,
adesso sono ormai superlucida e vedo bene tutti e tre i cani con il muso puntato alla finestra. E, nel silenzio, lo sento. È un pigolìo disperato, costante, modulato certamente dalla piccola gola di un uccellino cucciolo. Me lo conferma lo squittire della merla che mi sembra arrivi dall'alto.


Già... Le uova si sono dischiuse da un po’, ormai. In giardino sento spesso pigolare e vedo sfrecciare la merla, senza sosta, dall’albero fino alla mangiatoia e poi più su, oltre il bersò dove c’è un secondo nido, proprio sulla porta-finestra... Da quale sarà caduto il piccolo? La merla e il merlotto non smettono di chiamarsi, sempre più affranta lei e sempre più sfinito lui. I loro gridi mi entrano direttamente nel cuore. Con il buio è tutto più difficile. Potrebbe passare la gattina nera cacciatrice del condominio di fronte o una cornacchia o quel piccione rompiscatole che viene spesso a razziare qui. Il piccolo non può essere già in grado di volare e so bene che ora la madre lo sta incitando a saltare sul ramo più basso, è successo altre volte con esiti più o meno felici. Penso, naturalmente, a quelli meno felici e mi faccio coraggio, devo andare a vedere. Armeggio con la tapparella e poi con la serratura dei cancelletti di sicurezza. Le grida dei merli continuano ossessivi. Uno sempre più flebile, l'altro sempre più incalzante. Io invece sono sempre più in ansia e i cani sempre più agitati. Accendo la luce in giardino e contemporaneamente un fischio di felicità della merla ci fa inchiodare sul posto. Sì, ce l’hanno fatta! E vai! Intravedo solo la merla risalire fra i rami “a piedi”, significa che ha recuperato il cucciolo e lo sta guidando al nido. Anche i cani l’hanno capito, sono più tranquilli. Chiudo tutto, torno a letto e mi domando cosa sarebbe la vita senza questi piccoli attimi di poesia, queste piccole, inaspettate, gratuite chicche di gioia pura.


domenica 24 febbraio 2019

Ciao da Mario

Il saluto di Mario, il Bulldog Biker, al suo compagno umano, Antonio Porcelli.

“Ciao papà, tu lo sai che gli addii non esistono.
Ti scrivo perché ti vedo triste e arrabbiato, anche se è normale perché ci amiamo da sempre. Non preoccuparti, io non rimpiango di essere volato via così presto perché insieme abbiamo fatto cose che gli altri bulli nemmeno sognano e ora ho tantissimo da raccontare ai miei nuovi amici.
Passeggiate di più di 10 km con il sole che ci baciava… ti ricordi? Io sono lo Spaccabambù. Quanti ne rompevo! Dove passavamo lasciavamo la scia. Alla gente che ti fermava per chiederti come facevo a camminare tanto, tu rispondevi:
«Basta andare insieme e lui ti seguirà fin alla fine del mondo».
E i bagni in piscina o sul fiume? Tu ridevi perché ero uno dei pochissimi bulli che nuotava. Andavo anche sott'acqua a prendere i giochi che affondavano.
Mi ricordo che in quel bagno al mare il 25 dicembre, per venirmi a riprendere te sei fracicato tutto e nel ritorno a casa io ridevo dietro di te perché facevi un passo e ‘na bestemmia. Che ridere, ma soprattutto che coppia eravamo!🧡.



E non scordarti dell’agility: quando mi esibivo rimanevano tutti a bocca aperta...
Ma la nostra passione sono sempre state le moto: che bello andare ai raduni. Tutti si facevano la foto con noi. Sì perché io sono e sarò sempre il Bullo Biker.
E poi andavamo insieme al lavoro nei cantieri a caricare il materiale. Tutto insomma, ho fatto tutttttto con te e ne sono onorato. Ma voglio ripeterti: non essere triste. Qui c’è Fausto e ridiamo di te e di mamma. Poi ti ho mandato quell’amichetto: mi raccomando, vivi con lui come hai fatto con me. Tra poco devo salutarti perché prima ero la Mascotte dei “Bulldog Bikers Toscana” e ora sono il vostro Angelo custode: ho un sacco da lavora’, siete un casino voi bikers!
Qualcuno lo puoi pure elimina’ perché nun me merita. E no, dài, scherzo!
Un ultima cosa: guarda che ti ho visto quando sono volato che hai preso il mio fantastico collare col teschio e te lo sei messo al collo… Vabbè, tienilo, mi hai reso comunque orgoglioso di te. Ah, nartra cosa: nun scrivete più “riposa in pace” perché me so rotto li cojoni e se me metto a dormi’ chi vi veglia quanno siete in moto? Poi date ‘a corpa a me se nun sapete guida’, nun ve conoscessi!🤣👌Quindi, mo’ basta co ‘sti messaggi. 🤣Adesso vo giù a vede’ chi è in moto che m’hai dato da lavora’ pure qua.😜 Ciao Papi, ti amo.

lunedì 18 febbraio 2019

Il cuore negli occhi





“Il cuore negli occhi”, di  Susanna Barbaglia (editoriale per Confidenze, 2014)

Prima di lei ho visto il muso del cane. Indubbiamente il muso color miele di un Labrador, che sbucava fra due auto, guarda caso, posteggiate più “larghe” rispetto alle altre di fianco al marciapiedi.
Quello che mi ha colpito è stato l’atteggiamento dell’animale: prima attento nel pigliare bene le distanze fra le macchine, poi cauto, con lo sguardo fisso alla strada trafficata davanti a sé, nell’indecisione se attraversarla o no. Per questo ho pensato che fosse solo, e stavo già decidendo di andargli incontro per bloccarlo e per controllare se avesse un’indicazione sul collare. Ma proprio quando stavo per muovermi, il cane biondo ha sciolto le riserve, si è deciso a passare e il mistero si è svelato. 


Dietro di lui, attaccata alla tipica maniglia dei guinzagli da cane guida (impossibile da individuare prima), è apparsa una ragazza bellissima, immagino poco più che ventenne.
Alta, capelli castani, lunghi e lisci, elegante. Giaccone verde militare, jeans, sciarpona attorno al collo. E occhiali da sole maschili, piuttosto improbabili in una mattina grigio-milanese, come quella di oggi. Mi sono fermata a guardare mentre venivano verso di me, assalita da un misto di commozione e ammirazione per entrambe. Sì, perché il cane era una femmina, come ormai quasi tutti i soggetti selezionati per il supporto dei non vedenti. Quando ci siamo trovate vicine, non mi è stato difficile cogliere il linguaggio silenzioso fra loro. La ragazza sembrava rilassata, totalmente affidata a quella maniglia. Camminava lentamente, ma sicura, come la cagnona che, guadagnata ormai la tranquillità oltre la strada, ogni tanto girava il muso verso la sua protetta, con una dolcezza negli occhi struggente. Sapete cosa diceva quello sguardo? Sono stata destinata a te fin dalla nascita. Allevata in una famiglia che ho dovuto lasciare a un anno per essere addestrata a diventare parte di te, del tuo corpo e della tua mente. Per difenderti e proteggerti. Guidarti oltre gli ostacoli. Non ti lascio mai sola. Non posso giocare, né correre e la mia breve vita di cane è totalmente dedicata a te. Da quando ti svegli al mattino, a quando ti addormenti la sera. Solo per te, solo per amore. A un tratto, come se davvero avesse potuto leggere nel cuore del suo cane, con il viso rivolto in su, nel vuoto, la ragazza si è fermata e si è chinata con un sorriso dolce e intenso per accarezzarlo. È stato solo l’attimo di una carezza, di un sorriso, prima di continuare la passeggiata. Insieme. Legate da un guinzaglio invisibile d’amore.


domenica 10 febbraio 2019

Al parco con Kuki




"Al parco con Kuki", di Susanna Barbaglia (editoriale per Confidenze, 2013)


Ho ripreso recentemente un’abitudine molto piacevole: iniziare la giornata con unapasseggiata al
parco con i miei cani. Una volta riuscivo a farlo quasi tutti i giorni, ma da un po’ di tempo Joy, la bulldog, è diventata pigrissima al punto che non di rado mi è toccato riportarla alla macchina in braccio (26 chili!) e Marameo, lo yorkino che crede di essere suo figlio, si nasconde sotto al divano e senza di lei si rifiuta di uscire.
L’unica sempre pronta a seguirmi ovunque è l’ultima arrivata, Kuki, una meticcetta piccolissima che ho adottato dalla Spagna dove i cani randagi vengono detenuti solo pochi giorni in canili lager (le famose perreras) prima di essere abbattuti, spesso brutalmente. Kuki porta ancora i segni del suo traumatico passato nel fisico (ha una zampetta claudicante, rotta a botte), ma soprattutto nel carattere. Per esempio nel giardinetto di casa non ci va, forse perché affaccia sulla strada e il rumore delle auto la spaventa, in bagno nemmeno, credo perché le piastrelle le ricordano certi ambienti poco accoglienti del canile. Ha il terrore di essere abbandonata, mi si è attaccata morbosamente e, per stare tranquilla, deve riconoscere i suoi punti fermi: l’automobile, la sua cuccetta, il guinzaglio, la mia borsa dove cerca di infilarsi quando capisce che sto uscendo. Qualche mattina fa, nonostante il caldo già incombente, mi sono decisa: dopo un paio di tentativi miseramente falliti di convincere i due reticenti, ho imbracato Kuki nella sua pettorina, l’ho messa in macchina e sono andata al parco. Appena arrivate, l’ho liberata e ho iniziato a camminare a passo svelto imboccando un sentierino che costeggia il fiume Lambro. Era molto presto, eravamo totalmente sole con quella porzione del parco a disposizione. Fantastico. Kuki è partita come un razzo, e vedere quello scricciolo saltare felice su tre zampe, rincorrere le cornacchie, rotolarsi nell’erba, seguire naso a terra le piste di chissà quale animale, mi ha aperto il cuore.
Allo stesso tempo, nel silenzio rotto soltanto dalle grida degli uccelli, dallo scroscio delle cascatelle d’acqua, dal ritmo dei miei passi sul ghiaino, ho avvertito tutti i pensieri “pesanti” mollare la presa e diventare leggeri come le farfalle sui meli selvatici che Kuki cercava di afferrare in volo. È straordinario, senza comunicare a parole, come si riescano a condividere con un cane le emozioni più forti e più semplici, soprattutto a contatto della natura. Lo stupore di un gruppo di anatrine che seguono in fila indiana la madre a pelo d’acqua, la scoperta di una tana in una balza, la sorpresa dei profumi intensi del legno umido e dei fiori appena sbocciati, la meraviglia dei raggi del sole che sfondano l’intrico delle foglie, fanno ritornare di colpo al tempo della vita in cui ogni cosa del mondo che ci circonda ci colpisce e ci incanta. Solo un bambino riesce a sentire le emozioni pure, non contaminate da esperienze deludenti o da progetti falliti o da perdite dolorose. E solo un cane può avvertire naturalmente la tua felicità di adulto immerso per qualche minuto in quella dimensione magica di gioco e libertà che non dovremmo dimenticare mai. Quando il parco si è popolato dei cultori del running, io e Kuki siamo tornate alla macchina e sul sentiero abbiamo incrociato un anziano signore che conosciamo, con il suo lupo altrettanto attempato. «Buongiorno».
«Buongiorno a lei! Mi scusi se non ci fermiamo a giocare, ma abbiamo un po’ di fretta. Ieri sono nate le anatre… le ha viste?». Il vecchio lupo puntava il fiume e lui aveva gli occhi luminosi. Proprio come un bambino.